4 Dicembre 2021

La flotta aziendale 100% elettrica? Si può fare!

L’azienda italiana Pietro Fiorentini, operante nel settore delle soluzioni tecnologiche per il sistema multigas, ha interamente convertito la propria flotta all’elettrico, scegliendo la Volkswagen ID.3. Il fleet manager Lorenzo Groppo racconta la sua esperienza.

La Pietro Fiorentini è un’azienda italiana di riferimento nel settore delle soluzioni tecnologiche per il sistema multigas. Per la gestione delle attività e dei flussi di lavoro adotta la metodologia Kaizen, ovvero un approccio improntato al miglioramento continuo; uno tra i principi più significativi è quello che invita a identificare ed eliminare gli sprechi e tutto ciò che è superfluo.

Nell’analisi della gestione della flotta aziendale, è emerso che i maggiori sprechi erano associati agli incidenti stradali e ai costi del carburante. Si è così deciso di affrontare il problema alla radice. Il primo passo è stato dotare tutti i veicoli della flotta di sistemi avanzati di assistenza alla guida e i risultati sono stati sorprendenti: il numero di incidenti è sceso da circa cinquanta all’anno a nove, e nessuno nei primi sei mesi. Sicurezza ed economia “La sicurezza dei nostri collaboratori è aumentata in modo significativo, i costi per il ripristino delle vetture o comunque direttamente collegati agli incidenti sono diminuiti sensibilmente e i clienti non hanno subito il fastidio di vedere annullati appuntamenti” racconta Lorenzo Groppofleet manager della Pietro Fiorentini, che poi affronta secondo aspetto, quello legato ai costi del carburante. “L’unica soluzione vincente, in questo caso, era l’elettrificazione. Abbiamo più di cento veicoli commerciali e la maggior parte dei nostri collaboratori guida auto aziendali, per cui ho iniziato da queste. La scelta è ricaduta sulla ID.3 perché in azienda tutti apprezzano i veicoli del Gruppo Volkswagen“.

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La scelta della ID.3

I dipendenti della Pietro Fiorentini viaggiano in tutta Europa e devono poter contare su una buona rete di assistenza. “Avevamo già collaborato in passato con il marchio Volkswagen, con soddisfazione. La precedente esperienza positiva è stato un fattore determinante nella scelta, quindi abbiamo deciso di rivolgerci a Volkswagen Financial Services Italia“. Groppo si sofferma poi sul suo primo test a bordo della ID.3: “Appena l’auto è arrivata in concessionaria l’ho messa alla prova con un viaggio dal quartier generale dell’azienda, a Vicenza, alla nostra sede più lontana: volevamo essere certi di poter raggiungere tutti i nostri uffici italiani con una sola carica della batteria, per poter poi ricaricare all’arrivo. L’utilizzo di stazioni di ricarica ‘esterne’, per noi, dovrebbe costituire un’eccezione“.L’utilizzo della flottaIl passo successivo, con il supporto di Volkswagen, è stata l’analisi puntuale dell’utilizzo reale della flotta, resa possibile grazie all’accesso ai dati anonimi dei registri. È stata esaminata nel dettaglio la fattibilità del passaggio alla mobilità elettrica per ogni singolo veicolo, determinando il potenziale risparmio in termini economici e di emissioni di CO₂ e valutando le batterie più adatte al rispettivo profilo di guida.

Fatto questo, abbiamo definito il numero di punti di ricarica aziendali necessari e il loro posizionamento; le verifiche hanno anche riguardato la quantità di elettricità a disposizione in ogni singola sede, con un’attenta valutazione della situazione da parte dei Vigili del Fuoco. È stato un processo lungo e impegnativo, ma le informazioni sui tempi di ricarica fornite da Volkswagen sono state di enorme aiuto” spiega ancora Groppo.

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Il ruolo di Volkswagen

Volkswagen Italia, il concessionario locale e Volkswagen Financial Services Italia hanno supportato l’azienda nel progetto e l’assisteranno nella formazione dei collaboratori presso le varie sedi della Pietro Fiorentini. È stato un lavoro di squadra, in cui tutte le divisioni del Gruppo Volkswagen coinvolte hanno avuto un ruolo importante.

Stiamo affrontando un vero e proprio cambiamento culturale, in cui coinvolgiamo in prima persona i nostri collaboratori, per cui abbiamo bisogno di un approccio olistico da parte del nostro partner, di un supporto durante l’intero viaggio, a livello locale e anche internazionale. La mobilità elettrica deve prima essere capita dai collaboratori, in modo che possano accettarla senza riserve. Non sarebbe bastato limitarsi a consegnare le nuove auto come si fa di solito” riprende Groppo.

I costi di una flotta elettrica

La maggior parte dei costi di questa operazione è legata all’installazione dei punti di ricarica. Grazie al risparmio sul carburante, la Pietro Fiorentini prevede un rientro dell’investimento entro appena un anno e mezzo. Inoltre, l’azienda ridurrà le proprie emissioni di CO₂ di 64,2 tonnellate, l’equivalente della quantità di anidride carbonica assorbita in un anno da circa 2.140 alberi.

La conversione delle auto aziendali è stata finora la sfida principale, proprio per il numero di utenti. Ora, con il supporto di Volkswagen e utilizzando strumenti specifici, analizzeremo i profili di guida dei nostri user-chooser, ovvero i collaboratori che possono scegliere la propria vettura, con l’obiettivo di integrare sempre più veicoli elettrici nella nostra flotta, in particolare ID.3 e ID.4. Stiamo anche prendendo in considerazione anche modelli di altri marchi del Gruppo, come Audi e-tron e Q4 e-tron” spiega Groppo.

Il cambiamento culturale

È importante capire che non si tratta semplicemente di passare a da un’auto a un’altra, ma che si tratta di un vero e proprio cambiamento culturale, che non può essere gestito senza coinvolgere direttamente gli utenti. Bisogna agire a tutti i livelli: servono l’impegno chiaro e deciso della direzione, il sostegno del reparto risorse umane e del facility management e il supporto di chi ha costruito l’auto e la conosce alla perfezione. Per questo il contributo e l’assistenza di Volkswagen nel passaggio alla mobilità elettrica sono stati fondamentale per il successo del progetto” conclude Groppo.